domenica 30 settembre 2007

Uno in più

Tanto per riprenderci un po' la mano... da agosto la nostra famigliola è aumentata di una unità. Mi sono divertita a fare un po' di telefonate ad amici e parenti esordendo con questa frase e i più ci sono cascati: Ma davvero? Che bella notizia! Era ora che vi decideste tu e Stefano a farne un altro!
E invece no, come diceva sempre mia nonna, uno è poco e due son troppi...
Insomma, è accaduto che il mio gentile consorte, mentre eravamo in campagna a Perugia, un pomeriggio se ne è andato a scattare foto in giro. Si era fermato a un vecchio casale e da un mucchio di pietre è uscito fuori lui,


un pugnetto d'ossa minuscolo, sporco, malatino e affamato. Naturalmente Stefano lo ha portato a casa, lo abbiamo nutrito e portato dal veterinario. Un piccolo problema di gastroenterite, una veloce spulciata e via.
In realtà, dal momento che abbiamo già due gatti, Roy e Carmilla, l'idea era solo di salvarlo e trovargli poi una famiglia o un rifugio fidato e accogliente.
E invece no... Andrea non ne ha voluto sapere, arrivando a giurare che gli avrebbe persino pulito la cassetta dei bisognini. Adesso quindi abbiamo tre gatti. Uno per ognuno di noi, ragiona giustamente il pargolo. Oliver, l'ultimo arrivato, è il suo.
A dirla tutta, io lo avrei chiamato Gandalf il Grigio, perchè quello è il suo colore, con gli occhi dorati... al limite Raistlin, ma mi sarei comunque tenuta sul registro fantastico come per gli altri due.
Appena lo ha visto Carmilla si è chiusa in un offeso silenzio, priva di qualsiasi istinto materno, soffiando e ringhiando tuttavia non appena il poveretto entrava nella stessa stanza. Roy invece, che sospetto ormai essere il gatto più buono del mondo, lo ha subito adottato: ci gioca, lo pulisce, si fa fare praticamente di tutto, permettendogli persino di tentare di acchiappargli la coda.
Non c'è due senza tre...



mercoledì 26 settembre 2007

Lavori in corso

Intanto sono qui dietro che recupero post, metto immagini qua e là, penso a tutti i commenti da ripristinare... Oggi ho trascorso l'ora di pausa mettendo etichette e creando categorie: adesso sono molto più ordinati, visto che non è stato possibile conservare una cronologia reale.
Insomma, lavori in corso... magari tra un po' mi viene anche voglia di scrivere qualcosa: hai visto mai...

martedì 18 settembre 2007

Chi non muore...

17 luglio 2007


Ha un senso tenere aperto questo blog anche se non ci scrivo nulla da mesi? Me lo stavo chiedendo proprio qualche giorno fa e avevo seria intenzione di imitare LaCri... chiudere tutto e rimandare a nuove opportunità e nuove motivazioni.

Poi però ci ho ripensato... perchè eliminarlo? Mi ha fatto compagnia per tanto tempo, l'ho usato, coccolato, mi ci sono specchiata dentro tante volte. Insomma, mi sono detta, magari adesso non è il momento... non trovo la chiave giusta per aprirlo di nuovo, ma mi piace pensare che sia qui ad aspettarmi, in attesa di fare un altro pezzo di strada insieme.

Intanto l'ho trasferito qui... l'ho ripulito delle cose che non mi piacevano o che non pensavo più. Presto troverò il modo di portarmi dietro anche tutti i commenti dei miei amici.


Bande & democrazia

10 gennaio 2007

Andrea, oggi pomeriggio


- Mamma, voglio lasciare la banda che ho con Ivan. Non ci voglio più stare, vuole comandare solo lui
- Ah sì? E adesso? ...rispondo distratta, ancora non ho capito che stiamo parlando dei massimi sistemi.
- Adesso ne ho fatta un'altra con Matteo. Noi non abbiamo capi e non abbiamo regole.
- Davvero? Vedrai allora che anche altri bambini vorranno stare con la vostra nuova banda.
- Sì, da oggi ci sono anche Luigi e Lorenzo.
- Ma se non ci sono capi come fate a decidere le cose?
- Facciamo a votazione, chi fa di più vince e facciamo come dice lui.
- Allora le regole ci sono...
- Solo questa.
- Ma se siete in quattro le votazioni non sempre vengono bene, magari siete due e due, come fate a decidere?
- Domani vado a convincere un altro bambino, così diventiamo cinque.

Siamo in piena campagna elettorale.

Piccoli omicidi domestici

1° dicembre 2006

Lo conosco da quando aveva 17 anni, faceva il primo liceo classico, aveva i capelli lunghi e biondi, camperos e lenti a contatto. Mio marito: Stefano. Più di metà della nostra vita l'abbiamo passata insieme, anche volendo separarci sarebbe un problema, se non altro per dividere i libri e le foto che abbiamo in comune. Farei (quasi) tutto per lui, ma c'è una cosa per cui potrei ucciderlo.
Sono una persona mediamente ordinata: chiunque può venire di sorpresa a qualsiasi ora del giorno e della notte a casa mia e trovarla a posto. Il disordine mi dà fastidio, non riesco a pensare. In genere, io rientro con Andrea prima di Stefano, che a volte arriva poco prima dell'ora di cena. L'ex nano è sempre affamato, quindi non vede l'ora di mettersi a tavola e comincia presto a fare la lagna. Ci piace mangiare tutti insieme, per cui in questi casi dico: Aspettiamo papà. Adesso arriva, tanto è presto, ha telefonato dieci minuti fa che stava per prendere la metro. Ulteriori lamentele da parte di Andrea. Effettivamente dopo poco Stefano arriva a casa. Bacini, saluti, che è successo oggi a scuola, che c'è per cena (noi lavoriamo insieme, ci siamo visti fino a due ore prima, per cui non c'è bisogno di farsi domande in tal senso).
Ecco: non si è ancora tolto la giacca che ha già invaso la cucina e fatto la scarpetta nel sugo. Variante: con la giacca a vento ancora su, in mezzo alla cucina, mangia le patatine. L'ex nano, intanto, ulula perché ha fame e protesta perché non è ancora apparecchiato. Non è finita: quasi sempre, malgrado come accennavo prima la casa sia accettabilmente in ordine, la mia gentile metà, sempre con la giacca su, invece di mettersi comodo e venire a tavola, si mette a sistemare qualcosa che evidentemente disturba la sua ossessività: le scarpe di Andrea che giacciono in mezzo alla sua stanza, un libro abbandonato sul letto, un cuscino del divano fuori posto perché ci stava dormendo il gatto. Perché? Non si sa.
Lo adoro, ma potrei farlo fuori, per questo.

Frasi celebri

26 novembre 2006

I più assidui frequentatori di questo blog saranno sicuramente al corrente del fatto che Andrea (l'ex nano) non è battezzato. Io e Stefano abbiamo ritenuto, sette anni fa, troppo ipocrita da parte nostra portarlo in chiesa e sottoporlo a questo rituale. Del resto sarebbe stato assai difficile trovare un prete disponibile, soprattutto in considerazione del fatto che siamo sposati solo con rito civile. Pensiamo sia molto più democratico concedergli la possibilità di scegliere quando sarà in grado di decidere da solo, con la sua testa. Siamo dell'opinione che un ragazzino/a di 8/9 anni non sia assolutamente in grado di comprendere i principi della religione cattolica in modo critico (come gli spieghi la transustansazione?) e che i rituali del battesimo e della prima comunione siano in realtà un modo per reclutare proseliti in giovane età (prima che si perdano) ma incapaci di intendere e di volere per conto loro. In particolare la prima comunione mi sembra un modo assai bieco (con il contorno di festa e regali speciali assai poco adeguati al significato che dovrebbe avere) per incantare e convincere i bambini a fare qualcosa che non capiscono al di là delle sue apparenze. Casi rari, destinati a diventare vescovi o badesse, i bimbi che comprendono quello che stanno facendo. Io e Stefano abbiamo scelto, comunque, di non esonerare Andrea dall'ora di religione a scuola, per due motivi. Il primo perché i bambini esonerati vengono allontanati dall'aula e dal gruppo, il secondo perché abbiamo visto che l'insegnante Francesca è molto brava: non parla delle solite cose ma di diversità, tolleranza, della necessità di avere amici e aiutare gli altri... Molto in linea con quello che sono anche nostri valori e principi che cerchiamo di trasmettere ad Andrea.
Sarete anche al corrente del fatto che il pargolo gioca felicemente e con successo nel ruolo di difensore/regista in una squadra di calcetto, il mitico Aquarius, leva calcistica 1998-99.
Orbene, domenica mattina (cioè oggi) Andrea avrebbe dovuto giocare la partita del torneo a cui stanno partecipando. Tuttavia, la partita è rimandata, dal momento che tutti i bimbi del '98 (che fanno quindi la terza elementare) devono fare il ritiro spirituale natalizio per il catechismo, visto che tra due anni o giù di lì faranno la prima comunione. Rimanevano dunque Andrea, Ivan e Matteo, del '99: troppo pochi per comporre la squadra e i relativi cambi durante la partita. Non si giocherà oggi, dunque... Il mio ex nanetto mi ha ovviamente chiesto cosa fosse 'sto catechismo a cui i suoi amici dovevano andare. Gli ho spiegato di cosa si tratta, e lui ha detto: Ah, pensavo che fosse un tipo di arte marziale. Lo adoro.

Tornare a casa

19 novembre 2006

Ci sono tanti modi di tornare a casa. Quando si è bambini si aspetta che qualcuno apra la porta, perché non si possiedono ancora le chiavi... e dentro c'è qualcuno che ti accoglie, ti chiede come è andata a scuola e sta aspettando il tuo rientro. E poi, da ragazzi... magari si fa tardi la notte, dopo il coprifuoco, si infilano piano piano le chiavi nella toppa per non fare rumore e svegliare chi già dorme... e che silenziosamente tira un sospiro di sollievo dopo l'attesa insonne alla finestra: anche stavolta è andata bene.
Fino a un dato momento c'è sempre in casa qualcuno che aspetta il tuo ritorno... che ha preparato la cena e ha acceso le luci. Dopo... chissà: magari sei proprio tu che pensi a creare un ambiente accogliente per chi deve ancora arrivare, metti la musica, prepari la cena e accendi anche una candela a tavola, perché ti piace così. Poi a un certo punto non rientri più da sola: tieni forte nella tua la mano di tuo figlio che non vede l'ora di varcare la soglia per mettersi a giocare e fare merenda... i tuoi gatti ti vengono incontro con la coda per aria e sembrano chiederti: allora, quando si mangia? E intanto, mentre ti togli la giacca e posi la borsa, pensi alle migliaia di volte in cui sei già rientrata, in case diverse, in situazioni diverse e con stati d'animo di tanti colori: quali altri modi di tornare a casa mi riserva il futuro? Spero che siano belli come quelli che ho vissuto finora...
Sono un po' di giorni che ho in testa questo post... parlando con la mia amica RitaJ mi era venuto in mente e lì era rimasto: lo dedico a lei e a tutti quelli che, dopo una certa età, si sono rotti il cazzo di rientrare a casa in un certo modo e vogliono cambiarlo.

Cinquanta lire di pizza bianca

10 novembre 2006

In questo periodo sono in vena di ricordi... tiriamone fuori un altro dal cappello: la pizza bianca del fornaio. Qui a Roma è una vera istituzione, si dice che i panettieri iniziarono a farla per verificare, con un impasto molto semplice e poco costoso, senza sprechi, il giusto calore dei forni, prima di metter dentro il pane lievitato. E questo la dice lunga sulle sue origini: di poche pretese, nata quasi per caso e per altri scopi. Capita, a chi è fortunato. La bianca del fornaio è diversa da quella che si vende nelle pizzerie a taglio: a Roma si fa non molto alta, scrocchierella ma qualche pezzetto più mollicoso qua e là, con poco olio e sale sopra. È buonissima. E da quello che vedo girando un po', si trova per lo più da noi: a Perugia, ad esempio, non la fanno. Il mio amico Maurizio, romano ma che vive ormai a Monza da parecchi anni, mi raccontava tempo fa che la pizza bianca doc lassù non la trova e che un suo rammarico è che non la può mettere per merenda nello zainetto di suo figlio all'asilo. Lo capisco: Andrea ne va pazzo e spesso a casa la usiamo a volte anche come pane.
Uno dei ricordi a cui sono più affezionata riguarda proprio la pizza. Quando andavo alle elementari mio nonno spesso la mattina mi accompagnava a scuola e appena usciti, girato l'angolo del nostro portone, c'era un fornaio (adesso c'è un negozio di delicatessen): cinquanta lire di pizza bianca, per favore, e via in tasca al cappotto in inverno e al grembiule in estate. Era tanta, a volte non riuscivo a finirla, ma era un appuntamento immancabile durante la ricreazione.
E c'è un altro ricordo che riguarda la pizza bianca, secondo me bellissimo, che non mi appartiene ma lo prendo in prestito per raccontarlo qui. Mia madre bambina, cinque anni o poco meno, per mano a mia nonna. Gli americani finalmente a Roma, da pochi giorni la città è stata liberata: sono tutti felici, i soldati regalano ai ragazzini le gomme da masticare, mai viste da queste parti, e cose buone da mangiare. Dopo tanti tanti mesi in cui non si trovava da mangiare era una festa, la farina era finita da un bel pezzo. Mamma bambina e nonna camminano sulla nostra strada tenendosi per mano e mio nonno va loro incontro, sorridendo contento e mostrando un pacchettino che tiene tra le mani: Hanno rifatto la pizza bianca!

L'amaro caso della donna velata

7 novembre 2006

Sembra il titolo di un romanzo contemporaneo sulle donne islamiche... in realtà è l'unione di due titoli di celebri sceneggiati anni '70: L'amaro caso della Baronessa di Carini e Ritratto di donna velata. Ho fatto un po' di ricerche sul web: entrambi andarono in onda (le signorine buonasera dicevano così, no?) nel 1975, il primo con la regia di Daniele D'Anza (lo stesso de Il segno del comando), il secondo di Flaminio Bollini. Nel '75 avevo, vediamo un po'... 9 anni e gli originali televisivi (questo il nome doc) mi intrigavano da morire. Avevo anche paura, non lo nego affatto, ma erano una tentazione irresistibile. Serate speciali in cui si poteva rimanere alzati con i grandi anche dopo Carosello.
Vi ricordate la sigla di apertura de La Baronessa?
Viu viniri la cavalleria / chistu è mi patri chi vini pi mia / tuttu vestutu a la cavallerizza / chistu è mi patri chi mi veni ammazzari / signuri patri chi vinisti a fari? / signora figghia, vi vegnu ammazzari / lu primi colpu la donna cadìu / l'appresso colpu la donna murìu / povera barunissa de Carini.
Gigi Proietti, come un cantastorie, mostrava nella sigla iniziale le scene principali del dramma... La mano insanguinata che lascia un'impronta indelebile sul muro della stanza in cui si consuma il delitto: anche io mi mettevo le mani sugli occhi, Cri! Il sottile piacere della paura... pensare tanto non è vero.
Sicilia 1812: Ugo Pagliai interpretava Luca Corbara, che doveva accertare per conto del Ministero delle Finanze la legittimità del possesso di alcuni feudi, tra cui quello di Carini. La baronessa, donna Laura d'Agrò, era (non me lo ricordavo affatto) Janet Agren, sposata con un perfido Adolfo Celi (ma perché faceva sempre il cattivo?). Paolo Stoppa era invece il grillo parlante della situazione. La storia d'amore tra Luca e Laura ripercorre le tracce di un'antica tragedia consumata in quello stesso luogo e alla fine si scoprirà che fu soltanto uno squallido omicidio consumato per appropriarsi indebitamente del feudo e fatto passare per delitto d'onore. La maledizione colpirà, però anche i due protagonisti Luca e Laura. Amore e morte, mistero e predestinazione, critica storica e romanzo.
Stessi ingredienti per Ritratto di donna velata: era uscito da poco al cinema Profondo rosso (che però vidi solo parecchi anni dopo, per fortuna) con Daria Nicolodi, che in questo sceneggiato, pardon, originale televisivo, è l'indiscussa protagonista. Ambientato in Toscana, Volterra credo, si snoda in un intreccio di apparente casualità, scoperte di oggetti rivelatori, personaggi misteriosi... il tutto ammantato di paranormale (le cicliche reincarnazioni, presunte o vere che siano). Il riassunto delle puntate precedenti lo leggeva Maria Giovanna Elmi, la fatina dell'Isola dei Famosi. Il tempo narrativo è quello degli anni '70: ho rivisto recentemente una puntata e mi ha fatto un certo effetto. I vestiti, il modo di parlare, l'arredamento delle abitazioni: mi sembrava di guardare uno dei filmini in super8 girati da mamma e papà quando eravamo piccoli.
Sapete cosa mi piacerebbe? Vorrei trascorre, con la testa di adesso e con le emozioni di tanto tempo fa, una serata a casa dei miei come allora, quando eravamo tutti lì davanti al televisore (ce n'era uno solo), dopo cena, ad aspettare l'inizio della puntata.

Pomi d'ottone e manici di scopa

14 novembre 2006

Offro la colazione (cappuccino & cornetto da D'Angelo in via della Croce) a chi ricorda il film citato nel titolo del post. Più facile per i miei coetanei, naturalmente� Uscì al cinema negli anni '70 e fu uno dei primissimi esperimenti di mescolanza tra cartoni animati e attori veri, molto tempo prima di Chi ha incastrato Roger Rabbit. Chi legge questo blog conosce la mia fissa sulle cose legate al passato, alla quale ho dato ampio respiro negli ultimi giorni prelevando delicatamente dal web alcuni film cult della mia ormai lontana infanzia. Oltre a Pomi d'ottone e manici di scopa (l'ex nano ha riconosciuto subito la signora in giallo, Angela Landsbury), ho messo in DVX per Andrea anche Quattro bassotti per un danese (delizioso, sempre) e, tenetevi forte, FBI operazione gatto. Ce li siamo visti con grande gusto: a lui sono piaciuti moltissimo, mentre io cercavo di governare il turbine di ricordi che mi girava nella testa.
Una delusione, invece, è stata la visione di Ritratto di donna velata... chi ricorda questo sceneggiato in b/n vince anche un caffè a metà mattinata. Io e Stefano ce lo siamo scaricato con tanto amore, ma quando ci siamo visti la prima puntata non credevamo ai nostri occhi. Sarà per il fatto ci siamo resi conto che Nino Castelnuovo non è in grado di recitare, sarà per il fatto che Daria Nicolodi alitava le sue battute con aria carica di misterioso mistero... che vi devo dire? Ci aveva tenuto incollati agli schermi al colmo della suspance trent'anni fa... visto oggi ci ha fatto un po' ridere. X files e CSI ci hanno abituato a ben altro... però avrò sempre la nostalgia di quelle serate speciali, quando ero piccola, a vedere la TV tutti insieme: se avevo paura c'era sempre chi mi consolava e mi diceva che era solo una finzione...