lunedì 17 settembre 2007

Io, l'ultima immortale

10 luglio 2006

Quando vidi per la prima volta Highlander, non so più quanti anni fa ormai, ricordo che rimasi colpita innnanzi tutto dalla magnifica colonna sonora firmata dai Queen e dal mai dimenticato Freddy Mercury. La storia poi era carina, abbastanza originale e discretamente divertente. Prima o poi lo farò vedere al nanetto, a cui le spadate piacciono tanto.
Non mi preoccupa invecchiare: ho quarant'anni, me ne danno (spesso) dieci di meno, me li porto ancora bene... per dire una banalità: non me li sento e quindi non li ho.
Quello che invece mi preoccupa è il fatto di dover un giorno o l'altro morire. Eh sì, la morte mi spaventa: le mie cose disperse, inscatolate, buttate da qualche parte. Non mi spaventa tanto il fatto di non esserci più quanto il fatto di lasciarmi dietro una serie di cose mie reali e virtuali, alcune a metà, altre finite, il dolore delle persone che rimangono, i ricordi, le fotografie. Prendiamo il blog, ad esempio: è una preoccupazione in questo senso. Devo ricordarmi assolutamente di dare la password a qualcuno per poter entrare, in caso di prematura e improvvisa dipartita, e mettere un post di commiato. Anzi, lo potrei anche scrivere io e lasciare solo a qualcuno l�incarico di postarlo. La foto no, altrimenti poi sembra una lapide.
Perché 'sto discorso? Perché qualche sera fa Andrea era andato a letto e io gli stavo facendo due coccole di buonanotte. Lui mi fa: Tu non mi lascerai mai, vero? Ho mentito: gli ho risposto che sì, starò sempre con lui, anche se non è vero.

Scampoli di conversazione

5 luglio 2006

Il mio nanetto e Caterina si conoscono fin dal primo anno di asilo, adesso sono alle elementari, sempre nella stessa classe. Ci tengono molto a precisare che non sono fidanzati: sono solo amici. Grandi amici, aggiungo io: ogni tanto litigano, si offendono, si tengono il muso per un po'. Poi però si cercano e vogliono stare insieme: Mamma, quando viene Cate a casa nostra? Un fattore facilitante, senza dubbio, è rappresentato dal fatto che noi genitori siamo diventati amici a nostra volta: facciamo con piacere, impegni permettendo, molte cose insieme e ci vediamo spesso al di là degli impegni della scuola.
Una riflessione in particolare: io e Stefano avevamo pochissimi amici intimi (diciamo così) con bambini prima che Andrea andasse all'asilo. L'incontro con i Bagosta aprì anni fa, dunque, una serie di interessanti prospettive. I bambini giocavano insieme il pomeriggio e noi ci facevamo la nostra chiacchierata, oppure andiamo a cena fuori e mentre i nanetti si fanno i fatti loro noi ci facevamo i nostri. Questo non sempre accade, come di certo sapranno i bloggers-lettori con bimbi: non sempre infatti i genitori degli amichetti dei nostri figli sono persone piacevoli e simpatiche con cui dividere una gita o un pomeriggio d'inverno. Con i Bagosta, per fortuna, questo non succede: abbiamo interessi in comune e apprezziamo le reciproche caratteristiche personali.
Capita perciò che Andrea & Caterina trascorrano insieme il pomeriggio.

Qualche giorno fa la biondina era a casa nostra e stavano facendo i compiti delle vacanze al tavolo del tinello. Io ero in cucina e li ascoltavo, non vista, in silenzio.

Andrea: Cate, ma tu credi in Dio?
Caterina: mi sa di no... e tu?
A: no, io no... perché è morto.
C: ma Dio non può morire, perché quelli molto importanti come lui non muoiono mai!

Dopo un po'

C: Andrea, ma tu sei battezzato?
A: e che vuol dire?
C: è quando in chiesa ti danno il nome.
A: non ho mica capito.
C: Ritaaaaaaaaaa, glielo spieghi tu?
Io: è una cerimonia, un rito, che fa in chiesa chi crede in Dio quando nasce un nuovo bimbo. Viene dato anche il nome ai bambini piccoli (mi hanno colto di sorpresa, non sono riuscita a mettere insieme niente di meglio).
A: io sono battezzato?
Io: no.
C: nemmeno io.
R: noi genitori abbiamo pensato che potevate decidere voi da soli da grandi se battezzarvi oppure no.
C: certo, infatti ci si può battezzare anche da vecchietti (qui morivo dalla voglia di parlargli dell'estrema unzione ma sono riuscita a trattenermi).

Dopo i compiti, in camera di Andrea

C: Andrea, giochiamo agli innamorati o al re e alla regina?
A: no, giochiamo prima con le racchette?
C: va bene, ma dopo giochiamo agli innamorati
A: sì ma poco
C: ci giochiamo 5 minuti
A: no, dài, è troppo
C: allora facciamo una mezz'oretta
A: sì, va bene (sempre detto che i maschi sono più gnoccoloni)

Più tardi, mentre giocavano agli innamorati

C: Allora Andrea, tu tornavi a casa e ti mettevi al computer
A: (ubbidisce, si mette al computer giocattolo seduto sul tappeto e fa finta di scrivere)
C: Tesoro, ma stai sempre a lavorare!

I bambini ci guardano?
Pure troppo, direi.

Volver

3 luglio 2007

Volver, tornare: lo abbiamo visto sabato sera l'ultimo film di Almodovar, io e Stefano. Bello, mi è piaciuto molto. Tornare.... ed eccomi di nuovo qui, dopo aver per un po' accarezzato l'idea di chiuderlo, questo blog, come se si fosse in qualche modo chiuso un ciclo, come se avesse ormai terminato l'onesta funzione per cui era stato aperto. E invece no, vedere un film sulle cose e le persone che tornano mi ha fatto pensare che ci sono affezionata a 'sto blog e soprattutto alle persone che ci sono intorno. Che ci volete fare? alla fine mi scopro a essere sentimentale. Pensare che stava lì a prender polvere, abbandonato senza cure... perché poi? Non c'è un motivo vero, a parte gli impegni giornalieri e l'ignavia che mi prende ogni tanto: insomma, rieccomi qua.
Non nego che gli ultimi mesi siano stati deliranti rispetto a tutta una serie di scadenze serrate in casa e al lavoro. Carmilla, la gatta vampira, è cresciuta tanto, adesso ha tre mesi. Comincio a trovare in giro oggetti spostati: o è lei o è un poltergaist. Abbiamo deciso di prenderle un compagno: anche lui trovato in strada. Adesso si chiama Roy, come il replicante ribelle di Blade Runner (però a Rutger Hauer non gli somiglia per niente, purtroppo). Insieme formano una davvero bella coppia di criminali: non oso pensare a cosa diventano quando non siamo in casa.
Abbiamo finito la prima elementare: il nanetto è stato davvero bravo, a parte il rispetto delle regole naturalmente, ma a noi ci piace così. Le maestre dicono che è bravissimo, però (testuali parole di fine colloquio) è più forte di lui. Rimane ancora oggi un mistero, a quasi un mese dalla fine della scuola, come abbia potuto prendere ottimo in religione. Non abbiamo indagato, sono dell'opinione che su certe cose è meglio non sapere.
Volver, tornare... fantasmi che riappaiono: i miei non ci sono più.

Lo lasciamo qua

17 maggio 2006

Un paio di mattine fa stavo aspettando l'autobus con il nano per andare a scuola. Chiacchieriamo e intanto vedo che osserva un signore diversamente abile sulla sedia a rotelle elettrica che attende l'arrivo del 490 insieme a noi. Sudo freddo: a volte la mia adorata creatura, nella sua beata ingenuità, dice cose per cui poi vorrei sprofondare. Tutto tace, meno male.
Dopo qualche minuto arriva il bus: saliamo. Il signore sulla sedia a rotelle chiede all'autista se è possibile provare a far scendere lo scivolo. L'autista fa una faccia scettica e comincia a premere pulsanti. Niente di fatto: non funziona, gli chiudiamo le porte in faccia. Andrea ci rimane malissimo, mi guarda sorpreso e dice: ma che lo lasciamo qua? Sì tesoro, così per il momento va il mondo, purtroppo... lo lasciamo qua...

Non ci resta che la pallastrada

12 maggio 2006

Ieri pomeriggio ho accompagnato il nanetto-ringhiogattuso a fare un quadrangolare di calcetto con la sua squadra. Abbiamo giocato all'ombra di Corviale, una delle periferie più degradate di Roma. Abbiamo perso tutte le partite, siamo arrivati ultimi... si può solo dire che le altre squadre non erano composte di bimbi del '97-'98-'99� minimo minimo avevano fatto le elementari nei mitici anni '70...
Ma ci vogliamo stupire di questo, con tutto quello che sta succedendo di vomitevole nel mondo calcistico? Mi sembra di essere tornata ai tempi del calcio-scommesse. Ormai non ci rimane che la pallastrada, di cui posto il regolamento ideato e compilato dall'unico e solo Grande Bastardo, perché mi associo a ciò che dice il grande Stefano Benni: viva i giochi dove le regole non le fanno gli altri...


Regolamento unico e segreto del Campionato Mondiale di Pallastrada

Il campionato viene giocato ogni quattro anni da otto squadre di tutto il mondo che si affrontano a eliminazione diretta secondo il regolamento internazionale, e cioè:
1) Le squadre sono di cinque giocatori senza limiti di età, sesso, razza e specie animale.
2) Il campo di gioco può essere di qualsiasi fondo e materiale a eccezione dell'erba morbida, deve avere almeno una parte in ghiaia, almeno un ostacolo quale un albero o un macigno, una pendenza fino al venti per cento, almeno una pozzanghera fangosa e non deve essere recintato, ma possibilmente situato in zona dove il pallone, uscendo, abbia a rotolare per diversi chilometri.
3) Le porte sono delimitate da due sassi, o barattoli, o indumenti, e devono misurare sei passi del portiere. È però ammesso che il portiere restringa la porta, se non si fa scoprire, e che parimenti l'attaccante avversario la allarghi di nascosto fino a un massimo di venti metri. La traversa è immaginaria e corrisponde all'altezza a cui il portiere riesce a sputare.
4) La palla deve essere stata rattoppata almeno tre volte, deve essere o molto più gonfia o molto meno gonfia del normale, e possedere un adeguato numero di protuberanze che rendano il rimbalzo infido.
5) Ai giocatori è vietato indossare parastinchi o altre protezioni per le gambe.
6) Ogni squadra dovrà indossare un oggetto o un indumento dello stesso colore (sciarpa, elmo, berretto, calzerotto, stella da sceriffo) mentre è proibito avere maglia e pantaloncini uguali.
7) Sono ammessi gli sgambetti, il cianchetto, la gambarola, il ganascio, il pestone, il costolino, il raspasega, il poppe, il toccaballe, il calcinculo, il blondin, l'attaccabretella, il placcaggio, il ponte, la cravatta, il sandwich, l'entrata a slitta, l'entrata a zappa, il baghigno, la cornata, il triplo Mandelbaum, il colpo dell'aragosta, lo strazzabregh, il cuccio, il papa, lo squartarau, la trampolina e il morsgotto. Sono proibiti i colpi non dianzi citati e le armi di ogni genere.
8) Nel caso la palla finisca giù per una scarpata in mare o in altra provincia, la partita deve riprendere entro due ore, o sarà ritenuto valido il risultato conseguito prima dell'interruzione.
9) Nel caso in cui un cane o un neonato o un cieco o altro perturbatore entri in campo intralciando o azzannando la palla, egli sarà considerato a tutti gli effetti parte del gioco, a meno che non si dimostri che è stato addestrato da una delle squadre.
10) Il passaggio di biciclette, auto, moto e camion non interrompe il gioco, fatta eccezione per le ambulanze e i carri funebri.
11) Per poter svolgere il campionato nei due sacri giorni come è sempre stato, gli incontri mondiali avranno una durata fissa di ottantasette minuti divisi in due tempi.
12) La regola segreta 12, se applicata, abolisce tutte le precedenti.
13) È permessa la sostituzione di un giocatore solo quando i lividi e le croste occupino più del sessanta per cento delle gambe.
14) Si possono sostituire tutti i giocatori indicati nella lista di convocazione tranne il capitano. I nuovi giocatori dovranno però essere elementi notoriamente degni dello spirito della pallastrada.
Si raccomanda la massima puntualità e l'assoluta segretezza. Vi aspettiamo, ragazzi!

Stefano Benni, La Compagnia dei Celestini (Feltrinelli, 1992)

Riflessioni dell'ora di pranzo

26 aprile 2006

Noi non possediamo il presente ma vi entriamo lentamente crescendo.

C.G. Jung, Opere, vol. 10-1, p. 49

Sabato scorso ho compiuto 40 anni. E' stato un compleanno bellissimo: Stefano mi aveva chiesto di lasciargli carta bianca... e così è stato. Sono contenta di aver fatto questo giro di boa, era tanto che ci pensavo e finalmente è arrivato... e passato. Non mi sento molto diversa da una settimana fa, so che mi sento proprio bene e che ho tanta voglia di vedere cosa succederà ancora. La frase di Jung che ho citato all'inizio del post esprime bene ciò che penso in questo momento della mia vita. Credo che adesso, molto più di prima, sono in grado di entrare e gustare il mio presente. Crescere è un affare complesso ed è facile rimanere intrappolati tra i rimpianti del passato e le ansie per il futuro. Distratti dal passato o proiettati nel futuro... che fatica, non è vero?
E invece no, calarsi nel presente costruito sul proprio passato, saperlo afferrare prima che fugga via. Riuscire a gustarlo senza dover immaginare e desiderare già cosa avverrà domani. E' questo che voglio fare.

Diario di una cogliona

11 aprile 2006

Ho bisogno di ricostruire con calma quest'ultimo periodo, di cui non ho capito un granché: troppe cose da fare ed emozioni che intrecciano. Mentre si snodano gli avvenimenti che mi appresto a raccontare, fuori dalla mia visuale viene ritrovato il cadavere di un bambino rapito, ci sono i duelli in televisione, affondano i traghetti, si va a votare, si catturano latitanti, si vincono, per così dire, le elezioni.

Lunedì 27 marzo
Esterno, mattina. Mi trovo quasi per caso sulla via Cassia, al capolinea del 224. Per fortuna non ho ancora messo gli auricolari, perché altrimenti non riuscire a sentire il disperato miagolio di una gattina nata da poche ore abbandonata sotto i sedili della pensilina. La prendo in mano, ha il pancino freddo, e cerco di scaldarla, per fortuna c'è il sole ed è una bella giornata. La porto con me in ufficio e tutti ci attiviamo per il salvataggio. Teto, il mio cuginottone veterinario veramente in gamba, viene subito interpellato via cellulare e ci dà immediatamente le dritte giuste. La piccola deve essere nutrita ogni due ore: decidiamo che verrà a casa nostra per la notte e la mattina ce la porteremo in ufficio, dove ziaConsu e ziaSimo sono insostituibili nel darci una mano.
Interno, notte. Alla poppata delle 03.00, in cucina mentre scaldiamo il latte artificiale, io & Stefano abbiamo dei dejà vu pazzeschi e bellissimi rievocando quando lo facevamo per il nostro nanetto.

Martedì 28 marzo
Esterno, giorno. La gattina sopravvive, mangia e dorme. La portiamo in metro nella borsa che usavamo quando Andrea era piccolo.
Interno, tardo pomeriggio. Stefano comincia a dire che forse forse la potremmo tenere con noi per sempre...

Mercoledì 29 marzo
Interno, notte. Cominciamo ad accusare un po' le veglie forzate di notte... ormai non siamo proprio più dei ragazzini.

Venerdì 31 marzo
Stazione Termini, mattina presto. Alle 06.30 ho il treno per Milano. La mia mamma deve fare un intervento per cambiare un pezzo della protesi d'anca che ha fatto ormai ben 13 anni fa. Non si opera a Roma per ragioni troppo lunghe da spiegare qui. Lascio marito, figlio, gatta e parto. Magari lassù riesco pure a vedere laCri.
Interno, primo pomeriggio. L'intervento è andato bene, il chirurgo è soddisfatto e anche noi. Mamma dorme e bofonchia tutto il resto della giornata, complice una flebona di morfina.
Notte. Rimango con loro in clinica fino a tardi, poi me vado a dormire e mi faccio tutto un sonno, alla faccia di Stefano che si fa da solo la poppata dell'1.00, delle 3.00 e delle 6.00.

Domenica 2 aprile
Primo pomeriggio. Mi dispiace lasciare i miei da soli a Milano, anche se si trovano in un luogo estremamente confortevole e sono in ottime mani. So che la mia presenza in questi giorni ha dato loro sicurezza e conforto. La mia mamma aveva una gran paura di non risvegliarsi, ma adesso il peggio è passato. Sono alla Stazione Centrale, alle 14.00 c'è il treno per tornare a Roma e ho un po' di magone.
Stazione Termini, tardo pomeriggio. Il caos di Roma mi accoglie: ma che è tutta 'sta gente? Poi realizzo: oggi è l'anniversario della morte di Giovanni Paolo II. Pellegrini festanti da tutte le parti: sotto la metro ci sono i ragazzi della protezione civile che smistano nei vagoni. Un incubo... sono schiacciata da turistacci di ogni genere dotati di cappellini, fazzoletti al collo e medagliette della madonna. Per fortuna a Ottaviano-S. Pietro scendono tutti e se ne vanno devotamente a fare in culo in Vaticano. Il pastore tedesco alle 21.37 reciterà il rosario, mica ce lo vogliamo perdere, no?
Finalmente arrivo a casa e trovo la seguente situazione:
1. Andrea sembra un po' caldino... gli misuro la temperatura: 38.2.
2. Stefano si è perso le chiavi di casa.
3. Tobia, il cane dei miei, è a casa nostra e non ha capito che pipì e popò si fanno fuori, in strada. Ha nemmeno tre mesi e pesa 9 chili e spiccioli, ma vuole ancora venire in braccio: non ha capito nemmeno che non è un cane da grembo.
4. La gatta mangia e dorme: la più buona di tutti.

Lunedì 3 aprile
Interno, mattina. Rimango a casa perché Andrea ha la febbre alta, Stefano va in ufficio con Tobia e la gatta rimane con me. La portiera ha trovato le chiavi di casa che il mio grande amore si era perduto: le aveva lasciate appese alla cassetta delle lettere. Rallegramenti.
Interno, pomeriggio. Telefono alla pediatra per chiederle lumi: potrebbe essere una forma virale (ma che è?), acetone (per via dell'alito che le descrivo), oppure una malattia esantematica. Ma dottoressa, le dico, il mio nano è vaccinato per la varicella, il morbillo, la rosolia... Sì, risponde, ma cè sempre la scarlattina! Capirai, io non ho neanche mai vista come è fatta... Rassicurata, diciamo così, dalla telefonata, procedo con le poppate giornaliere: ormai la gattina ha accettato il biberon e sta benissimo. Però sono due giorni che non fa la cacca: decido di rompere le scatole a Teto, il quale dice di preoccuparmi solo se non mangia e se la vedo inattiva. Massaggini alla pancina e passa la paura.

Martedì 4 aprile
Interno, mattina. Sto ancora a casa con il nano e la gattina, Stefano & Tobia in ufficio. Playstation a tutto spiano: lo so che ai bambini fa male ma non riusciamo a smettere di giocare a La terza era, che rievoca con discreta efficacia tutta la vicenda del Signore degli Anelli. Sconfitto il Balrog dobbiamo affrontare un branco di warg e, voi capite, finché non ci riusciamo non possiamo assolutamente smettere...
Interno, notte. Decidiamo definitivamente di tenerci la gatta, anche dopo lo svezzamento. Ormai è ufficiale: siamo in quattro. Ha ancora gli occhi chiusi, per darle un nome aspetteremo che li apra.

Mercoledì 5 aprile
Interno, pomeriggio. Alle 16.00 mi torna a casa Stefano dall'ufficio con la febbre alta, il cane, per fortuna (altrimenti mia madre quando torna mi scuoia), è illeso. Sistemazione in casa: marito & figlio al lettone moribondi, gatta che mangia (sempre ogni due ore) e dorme, Tobia che sta imparando a fare in strada le sue cosine, qualche volta ci riusciamo qualche volta no.
Interno, notte. La micia finalmente fa la cacca. Sollievo generale. Mando un sms a Teto, che per fortuna mi conosce da sempre e non mi prende per pazza.

Giovedì 6 aprile
Esterno, giorno. Cambiamo formazione: Stefano & nano a casa con l'influenza + gatta, io al lavoro con Tobia. Il viaggio in metro Cornelia-Spagna non si rivela una passeggiata: il cucciolone ha paura di fare le scale mobili (in braccio, 9 chili) e ulula disperato ogni volta che il treno apre le porte per far scendere/salire i passeggeri. Una telefonata di Stefano informa me, ziaConsu, ziaSimo e Tobia che la gattina ha finalmente aperto gli occhi. Grande emozione per tutti, mando un altro sms a Teto-veterinario che probabilmente farà ufficiale richiesta di rinunciare alla parentela.
Porto il cagnolone ogni tanto a fare una passeggiatina: le cose cominciano a funzionare per bene e il cane fa la cacca, tanta, davanti ai tavolini di un bar elegante di via della Croce. La raccolgo subito con la palettina ma i camerieri mi guardano ugualmente malissimo. Un vantaggio comunque c'è, anche se non sono interessata all'articolo: non potete immaginare quanti bonastri si rimorchiano con un cuccioline al guinzaglio, provare per credere (affitto il cane a 10 euro l'ora).
Interno, pomeriggio. Durante il tragitto di ritorno Spagna-Cornelia, sempre con le modalità di cui sopra ma con metro affollata (sempre più difficile!), Tobia fa amicizia con un gruppetto di simpatici ragazzi zingari-musicisti. Ho la tentazione di lasciarglielo, ma poi penso che mamma mi ucciderebbe. Scendiamo tutti insieme alla nostra fermata, baci abbracci e grandi feste. Per precauzione controllo il portafoglio, ma poi mi pento di essere così malfidata. L'amore per gli animali unisce molto più di qualsiasi altra cosa, permettendo di comunicare a persone anche molto diverse tra loro.
Interno, sera/notte. I miei due uomini hanno ancora la febbre... che palle! Giro come una trottola tra i malatini, la gatta e il cane. Dimenticavo di segnalare che Tobia, esce con grande profitto la sera verso le 23.30 e la mattina verso le 06.30 (oltre alle altre uscitine minor giornaliere). C'ho un sonno da morire: per fortuna alla gatta di notte pensa Stefano (poppata delle 03.00 e delle 06.00). Ogni tanto penso con nostalgia al mio povero blog abbandonato e ai miei bloggers amici trascurati.

Venerdì 7 aprile
Idem come sopra

Sabato 8 aprile
Stazione Termini, primo pomeriggio. I miei tornano finalmente a Roma, mamma dovrà stare un po' di tempo tranquilla.
Interno, sera. Andrea e Tobia sono diventati grandi amici: guardano la televisione insieme sul divano (litigandosi il posto migliore sul divano) e giocano correndo per tutta casa correndo, urlando e abbaiando. Il nano dice testualmente tutto contento: ma lui è come un bambino! Domani andiamo a votare.

Domenica 9 aprile
Esterno, mattina presto. Ho davvero ritrovato il gusto, dopo tanto tempo, di farmi una passeggiata in compagnia di una cagnolone, anche se sono le 05.30 chi se ne frega, certi piaceri bisogna coglierli al volo. Ormai Tobia ha imparato: sono giorni che non sporca più in casa. Mentre camminiamo insieme per le strade silenziose e ancora buie penso che oggi lui tornerà a casa sua... ci mancherà tanto, anche se mi rendo conto che in questi giorni ho trascurato, per mancanza di tempo, tante cose importanti.

Lunedì 10 aprile
Interno, sera e notte. Ve lo lascio immaginare... persino il nanetto si accorge che qualcosa non va per il verso giusto.

Martedì 10 aprile
Esterno, mattina. Esco di casa con un senso di preoccupazione e angoscia per questo Paese diviso in due: quando la metro passa sul ponte all'aperto tra Lepanto e Flaminio vedo un sole timido brillare precario sulle acque del Tevere. Precario, proprio come noi.

Conrad, il gorilla & la linea d'ombra

23 marzo 2006

Alzi la mano chi non ha letto, nel proprio privato turbolento periodo tardo-adolescenziale, La linea d'ombra di Joseph Conrad. Presumo che almeno un'occhiata l'abbiamo data tutti, per cui non mi dilungo più di tanto sulla trama: è un romanzo che parla, attraverso la metafora del viaggio, della crescita personale e delle mutazioni di prospettiva che si affrontano nel diventare adulti. Cito dal testo: Si va avanti. E il tempo anche lui va avanti; finché dinanzi si scorge una linea d'ombra che ci avvisa che anche la regione della prima giovinezza deve essere lasciata indietro. Vale a dire: adesso sono adulto, passo la linea, il dado è tratto, fine dei giochi. Ma davvero è così?
Stamattina leggevo in metro un libro scritto da Sandrone Dazieri, Gorilla Blues. Mi piace questo giallista, è della generazione di Carlo Lucarelli e descrive una realtà italiana cruda e feroce, brutta e sporca, vista attraverso gli occhi del gorilla, suo omonimo, una specie di investigatore privato borderline e no-global. Entrambi, scrittore e personaggio, ex leoncavallini, anarchici e sul filo della legalità. Davvero notevole, a me piace molto. Insomma, stamattina leggevo questo pensiero del gorilla: Adesso, seduto in attesa di non so che cosa (...) capisco che nella vita le linee d'ombra da passare sono più d'una.
Cazzo, se ha ragione.

La leva calcistica del '99

5 febbraio 2006

Serata di sabato dedicata a noi con il nano dai nonni, giornata di domenica dedicata invece ai suoi impegni sportivi e mondani. Sorvolando pietosamente sul pomeriggio trascorso a una festicciola di compleanno con Andrea mascherato (un incubo di dimensioni bibliche), volevo invece raccontare qualcosa della mattinata al campetto di calcio per la partita di torneo.
In questo periodo in cui a Roma sono accadute cose davvero orribili e vergognose all'Olimpico praticamente in corrispondenza, tra l'altro, del Giorno della Memoria, fa davvero bene al cuore vedere che il calcio, anche se giocato in un piccolo campo da ragazzini, è ancora uno sport che può divertire, emozionare e insegnare qualcosa. Per giovedì prossimo il nostro Sindaco, Walter Veltroni, ha organizzato in Campidoglio (credo) un incontro tra i giocatori della Roma e della Lazio e la comunità ebraica, con i sopravvissuti alla Shoà, per sottolineare l�estraneità dello sport e delle sue squadre alle discriminazioni razziali. Mi chiedo se Di Canio avrà il coraggio presentarsi. Sembra che il materiale antisemita sia stato introdotto all'Olimpico durante la settimana precedente a causa degli scarsi controlli e che le undici persone arrestate facciano tutte parte di un movimento che si chiama Ordine e Tradizione, legato a Forza Nuova. Strano, tradizione invece vuole che i romanisti siano di sinistra e i laziali di destra, almeno in linea generale.
Oggi fa di nuovo freddo e c�' tramontana. Sono ancora a porte chiuse negli spogliatoi: Roberto, l'allenatore, gli sta facendo le ultime raccomandazioni e, molto probabilmente, sta anche allacciando gli scarpini a tutti. Finalmente entrano in campo (siamo mezzi congelati) e ci salutano con le manine. Sono piccoli, il più grande ha sette anni.
Andrea gioca in difesa, non molla mai una palla se non per passarla a un compagno. Mi piace questa cosa: è generoso. Conosce il suo ruolo e corre avanti solo se serve: smista il pallone a centrocampo e lo passa agli attaccanti. Non sa ancora cosa è un regista, ma lo fa bene.
C'è da tirare un rigore per noi: Roberto lo chiama per batterlo e io vedo il mio nanetto mettersi con il pallone sul dischetto, davanti alla porta avversaria. È la prima volta che lo fa durante una partita di torneo e io mi chiedo: avrà paura? Gli vedo sul viso un'espressione seria e concentrata che non conoscevo: prende con calma la rincorsa e buca il portiere. Corre per il campo a braccia aperte.


Non posso resistere alla tentazione di citare questa canzone

La leva calcistica del '68
Francesco De Gregori
Sole sul tetto dei palazzi in costruzione
sole che batte sul campo di pallone
e terra e polvere che tira vento
e poi magari piove.
Nino cammina che sembra un uomo
con le scarpette di gomma dura
dodici anni e il cuore
pieno di paura.
Ma Nino non aver paura
di sbagliare un calcio di rigore
non è mica da questi particolari
che si giudica un giocatore
un giocatore lo vedi dal coraggio
dall'altruismo e dalla fantasia.
E chissà quanti ne hai visti e quanti
ne vedrai di giocatori tristi
che non hanno vinto mai
ed hanno appeso le scarpe a qualche
tipo di muro e adesso ridono dentro al bar
e sono innamorati da dieci anni con una donna
che non hanno amato mai
chissà quanti ne hai visti
chissà quanti ne vedrai.
Nino capì fin dal primo momento
l'allenatore sembrava contento e allora
mise il cuore dentro le scarpe
e corse più veloce del vento
prese un pallone che sembrava stregato
accanto al piede rimaneva incollato
entrò nell'area tirò senza guardare
ed il portiere lo fece passare.
Ma Nino non aver paura di tirare un
calcio di rigore
non è mica da questi particolari
che si giudica un giocatore
un giocatore lo vedi dal coraggio
dall'altruismo e dalla fantasia.
Il ragazzo si farà anche se ha le spalle strette
quest'altr'anno giocherà
con la maglia numero sette.

Amarcord

21 gennaio 2006

Non so perché ma in questo periodo sono in vena di amarcord. Sarà che fra pochi mesi compirò 40 anni... Non che mi preoccupi più di tanto: penso di essere meglio adesso di quando ero giovane anche fuori. Ho scoperto, tuttavia, di avere ben 4 capelli bianchi tutti localizzati sulla frangetta... perché? Non potevano venire sulla nuca o equamente distribuirsi sull'intera superficie del cuoio capelluto?
Ho sempre avuto il gusto di ricordare insieme ad amici coetanei cose che facevamo da bambini: giochi, trasmissioni televisive, cartoni animati, giornalini. Ho trovato di recente un sito divertentissimo che non conoscevo ancora: si chiama Anima Mia, facendo probabilmente riferimento al programma che fece Fabio Fazio un po' di anni fa. Bhè, è proprio carino, ci sono dentro un sacco di ricordi e immagini sugli anni '70, soprattutto, e '80.
Sono stata bambina negli anni '70 e sono queste le cose che ricordo. Che poi erano anche gli anni di piombo l'ho scoperto dopo: conservo nella mente solo vaghe immagini di un corteo in centro a Roma e so che una volta i genitori sono venuti a prenderci a scuola di corsa perché eravamo vicino al tribunale di piazzale Clodio (adesso so che c'erano stati scontri seri per l'assoluzione degli imputati al processo per l'uccisione dei fratelli Mattei a Primavalle).
In quegli anni, beata ignoranza dei bambini, le cose importanti erano altre:

Le palline clic-clac con cui più di un ragazzino della mia generazione si è rotto un braccio
Big Jim con le mutande rosse da pugile
La bambola Michela con un piccolo giradischi nella schiena: parlava e cantava canzoncine
La scatola gioco Gli amici del circo
Sir Biss di peluche attaccato a un filo invisibile di nylon che sembrava si muovesse da solo
La Barbie
Cicciobello, Serenella & Patatina
Le radioline walkie talkie per giocare agli investigatori
Il grande libro della Natura (ancora ce l'ho!)
Le pistole con le cartucce in plastica rossa
Il gioco in scatola Apri l' Occhio
Le automobiline a pedali in metallo (prima) o plastica (dopo)
Metty: la tua bambola in tasca, era piatta, pieghevole e alloggiava in una piccola scatola sottile in plastica trasparente
Le girandole di carta colorata con il bastoncino di legno
Fiammiferino: una bambolina che stava in una scatoletta di cartone tipo quella degli svedesi
Paciughino: altra bambolina riempita di qualcosa tipo sabbia dotata di cappellino a punta colorato
Le rotelle alla bicicletta
Il Going, ogiva arancione di plastica che si muoveva su e giù allargando due corde con maniglie
Le piste della Polistil
I Lego
La scatola gioco de Il piccolo chimico
Il Subbuteo
Lo Shangai
Il Dolce Forno
La penna stilografica alle elementari
Il Pon Pon o Canguro: una grande palla di gomma (me lo ricordo arancione) con una maniglia per rimbalzarci seduti
Lo Slaim: una sorta di materiale moccioloso e verde che colava dappertutto
Il Crystal Ball: era una pasta appiccicosa e colorata che si metteva su una specie di cannuccia per soffiare palloni colorati
Il gioco in scatola "Castello incantato"
Il Commodore 64 e i primi giochini che si registravano sulle musicassette
Il Das con il VerniDas
Il Vinavil sulle dita per poi togliersi piano piano le pellicine
I chiodini colorati da infilare sul telaio bianco per formare un disegno
Il gioco in scatola del Rischiatutto
I Trasferelli
La Minami: era una matita di plastica in cui si infilavano le punte di grafite
L'rgano elettrico Bontempi
Il Monopoli
La scatola gioco "Il magico Silvan", ce n'erano due versioni
Il gioco della bottiglia alle feste di compleanno
Le piste sulla sabbia con le biglie dei ciclisti
Il gioco del tamburello sulla spiaggia
Il triciclo rosso
I giornalini: Soldino, Nonna Abelarda, Tiramolla, Geppo, Cucciolo, Braccio di Ferro Tex, Zagor & Mister No
I pupazzetti piatti di gatto Silvestro, Titti, Braccio di Ferro da appiccicare con il sapone sulle piastrelle della cucina o del bagno, si trovavano dentro le scatole tonde del formaggino Mio
Le fiabe sonore A mille ce n'è, da ascoltare con il mangiadischi: con questo ci passavo i pomeriggi sani sani
Il mitico e indimenticabile Miao